1998-1999   I.T.C.S. "Jacopo Barozzi" Modena   cl. seconda A  I.G.E.A.   prof.ssa Laura Bortolani

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Una realtà preoccupante

Dal 1550 circa i "Conservatori della Sanità" provvidero agli atti necessari per il mantenimento della salute pubblica, o per lo meno tentarono di provvedere.

Modena, attorno al 1570, era un piccolo centro, dalla struttura ancora essenzialmente romano-medievale, intersecato da una fitta rete di stradine contorte, strette, fetide, a quanto sembra, per i rifiuti che vi venivano gettati.

Portici affumicati e strade strette,
storte, piene di buche e di letame,
un’aria sempre torbida ed infame,
un continuo vuotar di canalette…
 
                                               Anonimo

Questo anonimo cittadino forse esagera, ma un fondo di verità, nei suoi versi, deve esserci, se nel 1601 il Serenissimo Signore, il signor Don Cesare d’Este, affronta con decisione il tema della sporcizia in città.

Grida

Sopra il condurre fuori gli letami

DISIDERANDO il Serenissimo Signore il signor Don Cesare d’Este... provedere che quella sua città sia purgata, & netta… commanda, che ogni persona… debba… hauer fatto nettare & condur fuori della Città i Lettami, Ruschi, Terra Pietrami, & ogn’altra immonditia… Prohibendo a ciascuno il gittare nelle Canalette, & Canali tali immonditie...

Intendendo anche S.A. che molti tengono Porci & gli mandano o gli lasciano andare per la Città in ogni parte senza hauer riguardo alla brutezza, immonditia, & danno che apportano: Ordina che non sia alcuna persona come disopra che ardisca… lasciaruegli andare ne anche tenergli legati su le strade, o ne Portici publici sotto pena di lirecinque...

Questa grida del 1601è una delle tante testimonianze di ordini disattesi dai Modenesi che troviamo raccolte nel Fondo di Sanità, conservato presso l’Archivio Storico del Comune di Modena.

 

Dalla seconda metà del secolo precedente la Comunità, preoccupata per la salute pubblica, spesso compromessa da febbri perniciose e da pestilenze, ha provveduto a ricoprire per la maggior parte i canali, in cui finivano le acque luride di case e di botteghe.

Tuttavia l’aspetto della città non dovette variare molto, almeno fino alla metà del sec. XVIII, quando cioè iniziò un lavoro intenso e programmatico di rinnovamento.

Modena è una città di Lombardia
che nel pantan mezzo sepolta siede,
ove si vuol smerdar da capo a piede
chi s’imbatte a passar per quella via ...
e le contrate
corron di fango e merda a mezza estate;
 
le case affumicate
con portici di legno in sui balestri
e catapecchie e canaletti e destri;
e sui canti maestri
e ai fianchi de le porte in ogni parte
masse di stabbio vecchio inculte e sparte.
 
                                          Alessandro Tassoni
 

Il quadro così pittorescamente descritto dal Tassoni può forse contenere qualche eccesso, ma concorda con quello del Castaldi, poeta e musicista modenese, che "celebra" alla maniera del Tassoni l’ormai proverbiale sudiciume della nostra città.

Il potta resterassi in un’androna
sempre fetente e piena di lordura,
da far mover a nausea ogni persona.
Dal mezzo in giù bisogna aversi cura
in Modena, e, a Madrid, dal mezzo in sù,
chè il salvarsi da’ càntari è ventura.
Ma, per modestia, non vo’ dirne più.
Tal sia di chi si sia, nè ci provvede,
chè mai questa città sì sporca fù!
 
                                Bellerofonte Castaldi

 

Anche questo "spazza piazza" dimostra, con la sua impaziente richiesta di indicazioni precise sulla destinazione della spazzatura, di avere a cuore le condizioni di una città non certo pulita.

Fu letto un memoriale d’Antonio Canalino Spazza piazza nel quale supplica le sia provveduto di posto da tenervi l’imondizie o spazzature della piazza atteso l’ordine datoli di non tenerli presso le carceri comuni. I signori restano d’havervi consideratione.

                                                                                                                          Vacchette 23 marzo 1665, c.26r, ASCMO

 

Alle soglie del rinnovamento

Lo storico Silvio Campani, presentandoci Modena all’inizio del XVIII secolo, scrive che "… da per tutto si vedeva sudiciume, e basti dire che le latrine si svuotavano nelle case e il contenuto si gettava per le vie, si ammassava e di quivi si sgombrava poi con ogni comodo". E’ evidente come la condizione igienica della città fosse ancora precaria. Sappiamo anche da altre fonti che in particolare in Via S. Eufemia si ammassava il letame che di tanto in tanto veniva portato fuori le mura.

Così scrive a Modena, nell’inverno del 1740, un viaggiatore francese, il De Brosses.

La mattina seguente andammo a visitare la città. Fu presto fatto. Modena non è né piccola né grande, poco graziosa, e in fatto di sporcizia tal quale era al tempo del Potta... La sola costruzione notevole che sia in questa città è il palazzo: se fosse finito, sarebbe uno dei più magnifici edifici d’Italia.

                                                                                                                De Brosses

Un vero e proprio rinnovamento edilizio della città cominciò solo sotto il regno di Francesco III, soprattutto a partire dal 1760, quando il duca ordinò di allargare e di abbellire la strada maestra, che in quel tempo era angusta, tortuosa, fiancheggiata da case di differente altezza, con portici irregolari sostenuti in gran parte da colonne di legno.

I motivi per cui la popolazione doveva provvedere a lavori di riparazione erano evidenziati anche dall’Ufficio dell’Ornato, che si occupava dell’ordine e della pulizia della città.

Per ordine dell’Uffizio dell’Ornato, e Pulizia di questa Città, ed inevasivamente alla Notificazione pubblicata il 31 Luglio 1776, si avvisano i proprietari delle Case lungo la Strada che resta loro prefisso il termine di Giorni continui per la Riparazione di qualunque Disuguaglianza e Rottura esistente nel Selciato di detta Strada…
 
                                                                  Ragioneria filza 10, n.150, 13 marzo 1781, ASMO.
 

Le impressioni cambiano

E’ così, invece, che a distanza di qualche tempo giudica la città un altro forestiero di passaggio, il conte Giuseppe Gorani. Nato a Milano, ma trasferitosi in Francia, partecipò ai movimenti rivoluzionari e venne naturalizzato cittadino francese. Per incarico del conte di Mirabeau tornò in Italia. Nell’espletare il compito di redigere un rapporto su quanto accadeva nella nostra penisola, fece tappa a Modena. Le sue impressioni sono una testimonianza suggestiva della Modena di fine Settecento.

Questa città è molto bella; le sue strade sono larghe, ben spianate e le case, in generale, sono ben costruite. Quasi tutte le strade hanno i portici, alla stregua di un criterio adottato anche a Bologna, Ferrara e in qualche altra città d’Italia.

Soggiornare a Modena è molto piacevole e poche altre città meritano di essere preferite.

                                                                                                      Giuseppe Gorani

Il Consiglio della Municipalità intanto continuava ad affrontare i problemi: tra gli atti (1797, 9 marzo - 7 maggio) ricevuti e trattati abbiamo notato la presenza di comunicazioni sui depositi abusivi di rottami nelle strade e sugli espurghi.

 

Henri Beyle, che conosciamo col soprannome di Stendhal, a diciassette anni, tenente dei dragoni, scese in Italia, passando dal Gran San Bernardo, con l’armèe d’Italie, per scoprire l’Italia.

Se Milano resterà per tutta la sua vita il mito e il simbolo di una superiore felicità, non serberà un brutto ricordo neppure di Modena.

 

Ho pranzato a Modena, la più pulita e gaia città italiana che io abbia visitato.
                                                                                                                    
                                                                                                                            Stendhal
 

La nuova realtà

Ecco, ecco la Cerca… la contrada ov’io son nato. Che memorie mi desta! Se non che dove mai si è nascosto il canale, e dove sono quei brutti suoi portici…? E poi visi bianchi e rossi… ma noi eravamo tutti gialli nel 1800, quando l’aria della Cerca era grave di miasmi insalubri.

                                                                                                  Lorenzo de’ Lorenzi

Queste considerazioni, riportateci dal Conte Luigi Forni, sono state fatte da Lorenzo de’ Lorenzi, che nel 1844, tornato a Modena dopo un’assenza di quarant’anni, si stupì di fronte a "tante utili e dilettevoli novità".

Il Consiglio della Municipalità, durante la sua assenza, aveva continuato a lavorare per migliorare le condizioni della città. Esaminando il ricco materiale prodotto dalla amministrazione generale, abbiamo notato che già agli anni che vanno dal 1805 al 1809 risalgono i seguenti atti:

comunicazioni riguardanti l’ordine pubblico e l’impiego di forzati per i servizi di pulizia urbana;

comunicazioni circa infrazioni in materia di igiene alimentare e urbana, in particolare su masse di letame nei pressi del Palazzo Castelvetri;

relazioni sulla manutenzione stradale e sulla gestione dei canali e delle irrigazioni;

denunce, in materia di igiene urbana, circa l’urgenza di rimozione di rottami e concimi dalle strade cittadine.

 

Tuttavia...

"La vipera" esce nel 1863. E’ un periodico che in una rubrica, intitolata "Morsicatine", denuncia i problemi che affliggono la città: strade sporche, buie e dal fondo sconnesso; scarico dell’immondizia sui bastioni.

Più avanti sarà "La strega" ad "adoperarsi… al decoro ed al bene del proprio paese", segnalando, per esempio, lo stato deplorevole del canale di Colle Bondesano, sempre scoperto e maleodorante.

 

 

 

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